mercoledì 2 novembre 2016

Su monti de palla e su monti de trigu. La leggenda de "Is pèdrasa de Sa Marchesa"



Ĩ tempus antigu bivìada ũa marchesa arricca meda meda e tenìada bèĩsi, bestiàmini e dònnia arratza de cosa e donni’annu fadìada arragotta manna de lori. 
Ũ annu fìada ũ annada bella bella e sa marchesa esti andada a s’arzoa innui fìada su trigu trebau e sa palla ammuntõada. Innì s’esti sètzia ĩ d-ũ scannu mannu po castiai i tzaràccusu chi mesuranta su trigu e chi ddu ponìanta ĩ sàccusu e cũ is càrrusu de i bòisi ‘nchi ddu lianta a domu de sa marchesa.
E issàrasa ũa pariga de poburusu de i bìddasa de accanta funti andàusu a s’arzoa de sa marchesa po ddi domandai ũ punzu de trigu paròmini.
Sa marchesa, candu ddus adi bìusu, s’esti arrannegada e ‘nchi ddus adi loràusu de maba manera, nendi ca nd’ìada fattu pagu de trigu e candu Déusu ndi dd’iad ai zau meda ze nd’iad ai fattu de allimusiasa. 
E issàrasa, coment’e ũa spetzi’e maracu, sa marchesa s’esti furriada in d-ũa pedra manna, e su trigu e sa palla  ĩ  montighèddusu de terra chi s’agàttanta ancora. Su de su trigu esti de su sattu de Cràbasa, su de sa palla esti de su sattu de Arriora e de Santeru. (*)

* Si precisa che  Mont'e Palla e Mont'e Trigu fanno entrambi parte del territorio di Riola-Arriora, seppure nella versione della leggenda sopra riportata - adattata in dialetto riolese - siano indicati come appartenenti alle campagne (su sattu) di tre Comuni: Cabras, Riola e San Vero.


Il monte di paglia e il monte di grano 

C’era una volta, tanto tempo fa, una marchesa ricchissima, che possedeva terre, bestiame, grandi campi coltivati a frumento, orti di pere, di mele, di angurie e di susine, e vigne sconfinate e ogni altro ben di dio.
In quell’anno, quello di cui vi raccontiamo, le terre della marchesa diedero così tanti frutti che i contadini non bastavano a raccoglierli, i servi non bastavano ad ammassarli, i magazzini non bastavano a contenerli e le pance della marchesa e dei suoi figli non bastavano a digerirli.
Era ormai la fine del raccolto. La marchesa stava sull’aia a controllare la mietitura del grano: ogni chicco era grande come un limone!
Da una parte c’era ormai un mucchio di grano spagliato, alto come una montagna; dall’altra un covone di paglia che superava di gran lunga l’altezza delle colline vicine.
La marchesa stava seduta su una seggiola, mentre i servi correvano da una parte all’altra sudati e affaticati. Misuravano il grano, lo riponevano nei sacchi e lo caricavano sui carri, trainati da buoi ormai stanchissimi per il troppo lavoro. Servi e buoi, da giorni e giorni, correvano avanti e indietro tra l’aia e il palazzo.
Quel raccolto eccezionale non passò inosservato. La voce si sparse per campagne e città. Alcuni poveri giunsero dai paesi vicini.
Erano di quei poveri che non avevano campi da coltivare a grano, e neanche avevano, a dire il vero, pane da mangiare tutti i giorni. Non avevano né casa né terra.
Andarono dalla marchesa, e chiesero un pugno di grano a testa. Un pugno di grano e nient’altro.
Ma la ricca signora aveva più gioielli che buon cuore.
Quando li vide arrivare, per prima cosa pensò a come toglierseli di torno senza rinunciare a un solo starello di grano. E quindi rispose:
- Benvenuti, benvenuti. Siete sfortunati quest’anno: è andato male il raccolto! La mia terra è stata avara. L’abbiamo tanto lavorata e ci ha male ricambiato. Tornate un altr’anno. Se Dio mi darà un raccolto ricco ce ne sarà anche per voi. Ma il grano di quest’anno basta giusto per me.
Non aveva ancora finito di parlare che, come per incanto, si trasformò in pietra.
Il grano e la paglia, che non aveva voluto donare, si trasformarono in colline di buona terra fertile.
Quella stessa terra, che era nuova nuova, appena nata, e che perciò non apparteneva a nessun marchese o vicerè, fu trasformata in orti, non per magia, ma grazie al duro lavoro delle braccia di quei poveri.
Ne trassero pane e anche companatico. Mangiarono, bevvero e fecero grandi feste. 
La marchesa pietrificata sta ancora lì, e chiunque la può vedere, seduta sulla sedia, con una smorfia avara e ingorda sul volto.


Leggenda tratta dal sito www.ilpostodellefavole.com


Mont'e Trigu

Is perdas de sa marchesa (la leggenda, così come  riportata nel sito istituzionale del Comune di Riola Sardo)

Esistono diverse varianti di questa leggenda, la più conosciuta narra che nel periodo in cui esisteva la città di Tharros c'era una ricca marchesa che possedeva un vastissimo territorio nei dintorni della città stessa. 
Questa marchesa seminava tanto grano, però non era mai contenta di quello che produceva. Un giorno, nel periodo in cui gli operai separavano il grano dalla paglia, fece una brutta giornata, tirava poco vento e la marchesa era inquieta. 
Ella era molto egoista ed avara, tanto che non dava mai un soldo ai poveri. Quel giorno, ordinò agli operai di lavorare lo stesso, anche se il vento non era propizio per quel lavoro. 
In quel momento si presentò un poverello per chiedere l'elemosina, ma la marchesa lo cacciò via con brutte maniere. Quel poveretto, che era Gesù, la volle punire e con un miracolo trasformò in colline il mucchio del grano e quello della paglia. 
La marchesa disperata prese la sua carrozza con i cavalli e scappò via verso Tharros, ma a metà strada fu trasformata in pietra. I cavalli corsero a lungo e Gesù li fermò vicino a Santa Caterina e li trasformò in pietra. 
Oggi quel mucchio di grano si chiama Mont'e Trigu e quello di paglia Mont'e Palla e le pietre in cui fu trasformata la marchesa "Is perdas de sa marchesa".

lunedì 17 ottobre 2016

“SINIS BIKING COAST & TOWERS” Straordinaria giornata nel Sinis per gli amanti della mountain bike e del trekking

Ciak, buona la prima!
Il “Sinis Biking Coast & Towers”, manifestazione escursionistica ideata e organizzata dall’associazione Aironbike asd, ha ottenuto un inaspettato successo, sia per quanto riguarda l’escursione mtb, sia per la camminata “Su Cuccuru Mannu-Su Tingiosu" gestita con il supporto e la collaborazione del GVPC di Riola.
Circa 250 bikers provenienti da tutta la Sardegna e 140 “camminatori” ieri hanno approfittato della bella giornata di sole per scoprire le bellezze paesaggistiche, naturalistiche, storiche e archeologiche del Sinis. 


Alle nove del mattino i giardini pubblici di Riola sono stati invasi da “cavallette a due ruote" pronte ad affrontare un percorso di circa 53 km (43 il percorso breve) che si è snodato sugli sterrati del Sinis e nei suoi sentieri costieri toccando numerosi punti di interesse: lo stagno di Is Benas, i promontori di “Scab’e Sai” e Capo Mannu con le antiche torri costiere spagnole, Punta Tonnara e l'Oasi Felina di Su Pallosu, il Parco dei Suoni e della Musica, la Tomba dei Giganti di Su Cuccuru Mannu, le scogliere di Su Tingiosu, la spiaggia di Mari Ermi.
Dopo un breve tour nel centro storico del paese (percorrendo inizialmente il lungofiume e fiancheggiando la Chiesa medioevale di Santa Corona) il serpentone di biciclette ha attraversato la via principale e superato il ponte sul Rio Mar’e Foghe, inoltrandosi nelle campagne riolesi. Il colpo d’occhio era decisamente impressionante.
Nel proseguo del percorso, le numerose soste nei punti panoramici hanno consentito ai bikers di apprezzare gli scenari offerti da questo lembo di terra straordinario che è il Sinis: dalla spiaggia di Is Arenas a cala Su Pallosu, da Sa Mesa Longa a Capo Mannu e l’isola di Mal di Ventre, da Roia Su Canturu a Punta Sa Sturaggia, Mari Ermi, ecc. 
Giunti al Parco dei Suoni e della Musica (realizzato nelle ex cave di arenaria di Su Cuccuru Mannu), i ciclisti hanno potuto ristorarsi grazie al rinfresco offerto dall’organizzazione, per poi riprendere l’escursione lungo le scogliere di Su Tingiosu dove, contemporaneamente, si svolgeva il trekking.








Entrambe le escursioni (mtb e trekking) si sono concluse intorno alle 13.30, con il rientro di tutti i partecipanti a Riola, stanchi ma soddisfatti.
A coronamento della giornata, l’ottimo pranzo preparato per gli escursionisti dall’azienda agricola “La Fattoria” (uno degli sponsor principali della manifestazione) e dall’agriturismo "Bellu-Solinas".

g.l.


giovedì 8 settembre 2016

35° MOTORADUNO DELLA VERNACCIA INTERNAZIONALE D'ECCELLENZA - PROGRAMMA



35° MOTORADUNO DELLA VERNACCIA INTERNAZIONALE D'ECCELLENZA
Riola Sardo, 09 -10 e 11 Settembre 2016
 Moto kart Club Riola


VENERDI 09 SETTEMBRE

Ore 17:00 Inizio manifestazione a Riola Sardo presso i Giardini Pubblici
Ore 18:00 Partenza per il giro turistico (Riola, Sa Rocca Tunda, Mandriola, Putzu Idu, sosta, Su cuccuru Mannu, Riola)
Ore 19:30 Rientro a Riola
Ore 22:00 Serata Musicale


SABATO 10 SETTEMBRE

Ore 10:00 Apertura iscrizioni presso i giardini pubblici;
Ore 11:30 Chiusura iscrizioni e partenza per il giro turistico (Riola, Narbolia, Baratili S.P.,Zeddiani, S.Vero Milis, Milis, Bonarcado, Santu Lussurgiu, San Leonardo, Macomer, Sindia, Suni, Bosa, Bosa Marina, sosta gruppo, Turas, Magomadas, Tresnuraghes, Sennariolo, Cuglieri, Santa Caterina, S'Archittu, Torre del Pozzo, Riola);
Ore 13:30 Sosta con pranzo a BOSA MARINA;
Ore 16:00 Rientro verso Riola;
Ore 17:30 Rientro a Riola e riapertura iscrizioni
Ore 20:00 Chiusura iscrizioni
Ore 20:00 Inizio serata di intrattenimento musicale con i  MY MISSIS, KILL SWITCH, I CRISTAL.


DOMENICA 11 SETTEMBRE

Ore 10:00 Apertura iscrizioni presso i Giardini Pubblici;
Ore 12:13 Chiusura delle iscrizioni e partenza per il giro turistico (Riola, Narbolia, San Vero Milis, Zeddiani, Cabras, Torre Grande Oristano, Donigala, Nurachi, Riola);
Ore 13:30 Rientro a Riola Sardo e premiazioni nazionali e internazionali;
Ore 14:00 Inizio serata di intrattenimento musicale;
Ore 16:00 Premiazioni Regionali;
Ore 17:00 Saluto dei partecipanti.

lunedì 25 luglio 2016

"Is Còzusu" di Sant'Anna





estratto dal libro "Goggius" del Sacerdote riolese Giovanni Sechi (raccolta completa di lodi sacre in lingua sarda)



26 Luglio
SANT’ANNA di Riola
(Madre di Maria Vergine)
____________________

I
Regiu solìu magestosu
De Gesùs e de Maria
Anna ampara nos e ghia
In custu mundu penosu.

1 - De Emenenziana naschìda
E de Istolanu ingendrada,
Universale avvocada
De Deus a impegnu elegida
De chelu a terra benida
Pro s’afflittu e bisongiosu.

2 - Primos vitales alientos
A tie Betlemme hat dadu
Su chelu t’hat ammiradu
E sa terra per momentos
E tottus s’istan cuntentos
In partu tantu gososu.

3 - A su nascher has mostradu
In su pettus benedittu,
In litteras de oro iscrittu
Po tres bortas replicadu
Su nomen tantu amadu
De Anna tottu graziosu.

4 - Anna a su templu portada
In edade conveniente
In chie che ispigu lughente
Ognunu si mirada
Ue a Deus Anna intregada
Coro e pettus ossequiosu.

5 - De Jesus nonn’istimada
De Marìa mamma ermosa
De Iachinu dulche isposa
E de Deus arca sagrada
De cherubinos guardada
Cun misteriu portentosu.

6 - Anna femina ma forte;
Isterile, ma fecunda
Anna trista ma giocunda
In prospera a avversa sorte;
Anna in trasitu de morte
Nunziu allegru e piagherosu.

7 - Anna piena de improperios
Anna piena de suspiros,
Anna amante de ritiros
Suffridos in vituperios
Anna in ambos emisferios
Astru raru e luminosu.

8 - Anna sa cantada in coros
De s’eterea gerarchìa,
Anna Mamma de Maria
S’allegria de sos coros,
De celestiales tesoros
Campu bellu e deliziosu.

9 - Dama eccelsa coronada
De sa trinidade unìda
De Maria obbedida
E de Jesus carignada,
De anghelos saludada
Cun rispettu fervorosu.

10 - Anna tottu melodia
Anna tottu soavedade,
Arca vera de piedade
Digna Mamma de Maria
De tanta soberania
Tottu s’inferru est chessosu.

11 - Anna chi sos coros infiammas
In seraficu ardore,
Anna vulcanu de amore
Vesuviu de castas fiamas
Anna chi tottu derramas
Finesas, grazias e gosu.

12 - Faeddet su tribuladu
Neretillu s’affligidu
O si chesset s’abbattidu,
Nerget su necessitadu
Si a niunu est faltadu
S’amparu tou poderosu.

13 - O Anna, cantos clamores
Cantas chessas e lamentos
Non has cunvertid’ in contentos
Benefizios e favores
A giustos e peccadores
Su coro tou piedosu.

14 - Pro sa libertade imploras
In partos Anna diciosa,
Chi est sa piùs facile cosa
Chi alcanzas a tot’is oras
De su Jesus ch’adoras
Tottu misericordiosu.

15 - De virtudes tott’ornada
E de meritos arricchida
Accabestis custa vida
Sende in bratzos ispirada
De Maria Fiza amada
E de Jeus amorosu.

16 - Tottu custos supplicantes
A sos pees tuos umiliados
Contritos de sos peccados
Chi cunfessesis innantes
Pro chi los fettas triunfantes
De su dimoniu ingannosu


Logra nos de su Messia
Descansu eternu e riposu
Anna ampara nos e ghia
In custu mundu penosu.

________________


II
O celeste re splendore
De su mundu lughe e ghia
Anna Mamma de Maria
E Nonna a su Redentore


1- Naschet minore in su mundu
Sa chi fit grande in su chelu
Intrat s’inferru in rezelu
Tremet tottu su profundu,
De custu sole giocundu
De vividu resplendore.

2- A s’istante chi naschesit
De manu angelicale
In su pettus virginale
Po tres bortas si scriesit,
Nomen chi s’interpretesit
Grazia de su Signore.

3 - Sa lughe de sa rexone
Appenas bos rajesit
In su templu si occupesit
In fervente orazione,
Pro sa umana redenzione,
Supplicande su Creadore.

4 - De Adamu inobediente
A su precettu divinu
Su peccadu de continu
Pianghet Anna amaramente
De su bratzu Onnipotente
Placande bos su rigore.

5 - S’ennosura prodigiosa
De sa cale fit dotada,
Sa grazia manifestada
De s’anima piùs ermosa
Ch’istesit vittoriosa,
De dogna mundanu errore

6 - Pro avvisu celestiale
Elegisit pro isposu
A Giachinu virtuosu,
Ambos de stirpe reale,
In santidade uguale
Ne in ispiritu inferiore.

7 - Fruttu de benedizione,
Cun s’isposu non apisit,
E in su templu patisit
Sa repulsa e confuzione,
Umile in s’afflizione
Fioresit cun grande amore.

8 - In su giardinu occupada
Cun suspiros e clamores
De fecunda sos dolores
A su chelu supplicada,
E istesit consolada
De su celeste favore.

9 - Sa fiza chi os promittiat
Tantu tempus disigiada,
Cherfisit esser giamada
Pro altu misteriu Maria,
Già chi essere depiat
Mamma de su Salvadore

10 - Cun custa grazia cessesit
Su disigiu tantu ardente
Chi apisit continuamente
Fin a chi in gosu paresit
Cun s’orazione alcanzesit
De su chelu tale onore.

11 - Eroina prodigiosa,
Tengas milli parabenes
Chi de sa fiza chi tenes
Ses mamma sa piùs diciosa
S’arbore deliziosa
De su piùs amenu fiore.

12 - Rajesit a competenza
In Anna s’umilidade,
Su zelu e sa santidade,
Sa puresa e s’obbedienzia,
Fortelesa e passienzia,
Cun fruttos de summu amore.

13 - Cando bos laman de veras,
Cun bogbes duras penosas
In sas penas rigorosas
Sas affligidas parteras
Ascurtade sas pregheras
Mitigade su dolore.

14 - Consolu de affligidos
Grazia de sos necessitados,
Rimediu sos tribulados
Dimandan tottus unidos
Zegos, zoppos e tulidus
De dogni pena e dolore.

15 - De anghelos coronada,
Sa dicios’alma spiresit
In s’agonia restesit
De Maria Consolada,
E de Jess infiammada
De puru e divinu amore.

A su tristu peccadore
Succuride in s’agonia
Anna Mamma de Maria
E Nonna a su Redentore.

_______________




Note a cura di Benedetto Sulas  
(sulle prime sedici sestine e relative quartine)

PRIMA QUARTINA
1)      Solìu – Trono, Soglio (Lo Spano scrive “Sòliu” – Vocabolàriu Sardu-Italianu)
2)   Ampara nos – Proteggici (spagn. amparar)
3)   Ghia – Guida (cat. spagn. guia)

      SESTINE
2)      Alientos – Respiri (spagn. aliento)
      Gososu – Lieto (dallo spagn. gozar);
3)      Anna – Nome derivato dall’ebraico significa “graziosa”
4)      Intregada – Donava (dallo spagn. entregar)
5)      Ermosa – Bella (spagn. hermosa)
9)      Carignada – Accarezzata (dallo spagn. carinar)
10)   Soberanìa – Sovranità (spagn. soberanìa)
        Chessosu – Lamentevole (dallo spagn. quejar)
11)  Derramas – Distribuisci (dallo spagn. derramar)
12)   Faltadu – Mancato (dallo spagn. faltar)
13)  Cuntentos – Felicità (dallo spagn. contento sost.)
14)  Libertade – In questo caso potrebbe significare l’atto del partorire. In dialetto riolese“partorire” si dice “allibetai” (liberare). Sant’Anna era anche protettrice delle partorienti.
       Alcanzas – Concedi (dallo spagn. alcanzar)

SECONDA QUARTINA
1)      Logra – Ottieni (dallo spagn. lograr)
2)   Descansu – Riposo (dal cat. spagn. descansar)

martedì 19 luglio 2016

Riola: FESTA DI SANT'ANNA 2016 - programma completo


locandina 

SANT'ANNA
dal 23 al 28 Luglio
Comitato "I ragazzi del '66 "


SABATO 23 LUGLIO 
festeggiamenti civili 
ore 21,00   "Ricordando Benigno"  a cura della Fondazione Daga
Spettacolo letterario tra poesia e narrativa Sarda con la partecipazione del poeta Franco Masala, con Nino Pericu e Carmela Arghittu.  

presso "Is Landiris" - S.S. 292 incrocio Putzu Idu



DOMENICA 24 LUGLIO 
festeggiamenti civili
ore 06,00 "Sa dii de Su Lau" partenza per la raccolta e, a seguire, distribuzione dell'alloro per le vie del paese.

ritrovo fronte Giardini Pubblici "Le collinette"


LUNEDI’ 25 LUGLIO 
festeggiamenti religiosi
ore 19,00    Vespri
festeggiamenti Civili
ore 22,00  Gara a Chitarracon Bazzoni, Denanni, Manca e Mocci.

pratza de i Bàllusu - p.zza La Marmora (ex mercato civico)



MARTEDI’ 26 LUGLIO -  (SANT'ANNA)
festeggiamenti religiosi
ore 8,00    Prima Messa
ore 10,00  Processione e Messa
festeggiamenti Civili
ore 22,00   Istentales in Concerto presso Giardini Pubblici  "Le collinette"
ore 23.15   Fuochi d'artificio "S'Arroda de Arriorarealizzata dalla ditta "Giorgio Oliva di Pabillonis.


 MERCOLEDI’ 27 LUGLIO 
festeggiamenti religiosi
ore 8,00    Prima Messa
ore 18,30  Processione e Messa
festeggiamenti Civili
ore 22,00   Gruppo musicale  Rock Tales” in concerto  
Durante lo spettacolo sarà effettuata l'estrazione dei bigietti vincenti della lotteria di S.Anna

presso Giardini Pubblici  "Le collinette"



 GIOVEDI’ 28 LUGLIO 
festeggiamenti Civili
ore 22,00   Esibizione del gruppo etnico  Galusè con balli sardi in piazza e altro ancora... 

pratza de i Bàllusu - p.zza La Marmora (ex mercato civico)




martedì 8 marzo 2016

INCONTRI-LEZIONE SUL DIALETTO RIOLESE, LINGUA DI CONFINE…

“Is Arrioresus” promuove una serie di incontri-lezione con Benedetto Sulas sul dialetto riolese.

Gli incontri, che avranno cadenza bisettimanale (fino a giugno), hanno l’obiettivo di favorire la conoscenza e l’approfondimento del dialetto riolese in tutte le sue caratteristiche. Un patrimonio linguistico da tutelare e valorizzare in quanto parte della nostra cultura…

Il primo appuntamento è fissato per giovedì 31 marzo presso l’ex asilo infantile di via S.Anna, alle ore 18.30.

Agli incontri-lezione (gratuiti) possono partecipare tutti. E’ sufficiente comunicare la propria adesione/partecipazione con le seguenti modalità:

- tramite messaggio privato alla pagina facebook “Is Arrioresus”
- via mail al seguente indirizzo: blog.isarrioresus@gmail.com
- all’apertura del primo incontro/lezione.
(dovranno essere comunicati: nome, cognome, luogo di residenza, numero di cellulare/telefono).


giovedì 8 ottobre 2015

L'album dei ricordi: Riolesi a Su Pallosu


Piccola galleria fotografica di riolesi a Su Pallosu. 
Il ricordo di un'epoca. Quella delle stagioni estive trascorse nelle caratteristiche capanne di falasco (oramai scomparse). Amicizie, divertimenti, vita comunitaria d'altri tempi.











Piergiorgio Zoncu (1968)










Franco Pisu e Tullio Sireus (anni '80)










Carminetta e Claudino









famiglia Pisu (anni '60)




bambini - primi anni '70


                                                                     tuffi in "piscina"

Tziu Graziano Medde - anni '80








Su Pallosu - primi anni '70










                                                  Su Pallosu - fine anni '70






Danilo Atzori e Gilberto Linzas - primi anni '70










Chi volesse contribuire ed aggiungere altre fotografie alla galleria può inviarle (con descrizione) al seguente indirizzo di posta elettronica: blog.isarrioresus@gmail.com

giovedì 1 ottobre 2015

Antica "pregadoria": IS PARAULA' MANNASA ( ĩ arrioresu)

"Is paràula' mànnasa" e' un'antica preghiera-scongiuro che fa parte della tradizione orale conosciuta in tutta la Sardegna. 
Essa deriva da una novella popolare diffusa in Europa: la novella de Is paràulas bonas de Santu Martinu, il santo originario della Gallia che fu vescovo di Tours nel IV secolo. La versione riolese del racconto, tuttavia, non fa alcun riferimento a San Martino.
Si narra infatti che il diavolo, un giorno, andò da una famiglia molto povera a cui offerse molto denaro, dicendo che sarebbe tornato all'improvviso e al suo ritorno avrebbe chiesto al capo famiglia "Is paràula' mànnasa". Se non le avesse sapute avrebbe preteso la restituzione dei soldi.
Il capo famiglia girò in lungo e in largo per impararle, finché non ci riuscì. Quando il diavolo si ripresentò e lo interrogò, egli recitò correttamente le "paràulas" richieste. Con la risposta alla tredicisima e ultima domanda il capo famiglia vinse la sfida e scacciò il diavolo.
Questa "pregadoria" generalmente veniva recitata dalle donne (insieme al rosario) in occasione di temporali, quando mancava la luce e si stava davanti  al camino che in quel momento rappresentava l'unica fonte luminosa.  
Is paràula' mànnasa (parole magiche) per essere efficaci dovevano essere recitate nel giusto ordine e senza alcun errore.



IS PARAULA MANNASA ( ĩ arrioresu)


- Paràula manna mi ‘nd’asi a nãi ũa
- E’ pru’ forti su soi chi no sa lũa. 

- Paràula manna mi ‘nd’asi a nãi dùasa
- I duas taba’ de Mosè, ca Zesu Cristu esti andau a pei' ĩ terra ‘e Zerusalemi nendi Babbu, Fillu e Spiridu Santu ame’. 

- Paràula manna mi ‘nd’asi a nãi tresi 
- Is tre’ Marìasa, i duas taba' de Mosè, ca Zesu Cristu esti andau a pei' ĩ terra ‘e Zerusalemi nendi Babbu, Fillu e Spiridu Santu ame’. 

- Paràula manna mi ‘nd’as’a nãi cuattru 
- Is cuattru evanzelìstasa, is tre’ Marìasa, i duas taba’ de Mosè, ca Zesu Cristu esti andau a pei' ĩ terra ‘e Zerusalemi nendi Babbu, Fillu e Spiridu Santu ame’. 

- Paràula manna mi ‘nd’as’a nãi cincu 
- I cincu liàgasa, is cuattru evanzelìstasa, is tre’ Marìasa, i duas taba' de Mosè, ca Zesu Cristu esti andau a pei' ĩ terra ‘e Zerusalemi nendi Babbu, Fillu e Spiridu Santu ame’. 

- Paràula manna mi ‘nd’as’a nãi sesi 
- I ses’ candròbusu, i cincu liàgasa, is cuattru evanzelìstasa, is tre’ Marìasa, i duas taba' de Mosè, ca Zesu Cristu esti andau a pei' ĩ terra ‘e Zerusalemi nendi Babbu, Fillu e Spiridu Santu ame’. 

- Paràula manna mi ‘nd’as’a nãi setti 
- I setti dollòrisi, i ses’ candròbusu, i cincu liàgasa, is cuattru evanzelìstasa, is tre’ Marìasa, i duas taba' de Mosè, ca Zesu Cristu esti andau a pei' ĩ terra ‘e Zerusalemi nendi Babbu, Fillu e Spiridu Santu ame’. 

- Paràula manna mi ‘nd’as’a nãi ottu
- Is ottu gòsusu, i setti dollòrisi, i ses’ candròbusu, i cincu liàgasa, is cuattru evanzelìstasa, is tre’ Marìasa, i duas taba' de Mosè, ca Zesu Cristu esti andau a pei' ĩ terra ‘e Zerusalemi nendi Babbu, Fillu e Spiridu Santu ame’. 

- Paràula manna mi ‘nd’as’a nãi nõi 
- I nõi coru' de anghiusu, is ottu gòsusu, i setti dollòrisi, i ses’ candròbusu, i cincu liàgasa, is cuattru evanzelìstasa, is tre’ Marìasa, i duas taba' de Mosè, ca Zesu Cristu esti andau a pei' ĩ terra ‘e Zerusalemi nendi Babbu, Fillu e Spiridu Santu ame’. 

- Paràula manna mi ‘nd’as’a nãi deghi
- I deghi cumandamèntusu, i nõi coru' de anghiusu, is ottu gòsusu, i setti dollòrisi, i ses’ candròbusu, i cincu liàgasa, is cuattru evanzelìstasa, is tre’ Marìasa, i duas taba' de Mosè, ca Zesu Cristu esti andau a pei' ĩ terra ‘e Zerusalemi nendi Babbu, Fillu e Spiridu Santu ame’. 

- Paràula manna mi ‘nd’as’a nãi undighi 
- Is undighimila virzinisi, i deghi cumandamèntusu, i nõi coru' de anghiusu, is ottu gòsusu, i setti dollòrisi, i ses’ candròbusu, i cincu liàgasa, is cuattru evanzelìstasa, is tre’ Marìasa, i duas taba' de Mosè, ca Zesu Cristu esti andau a pei' ĩ terra ‘e Zerusalemi nendi Babbu, Fillu e Spiridu Santu ame’. 

- Paràula manna mi ‘nd’as’a nãi doighi 
- I doighi apostulusu, is undighimila virzinisi, i deghi cumandamèntusu, i nõi coru' de anghiusu, is ottu gòsusu, i setti dollòrisi, i ses’ candròbusu, i cincu liàgasa, is cuattru evanzelìstasa, is tre’ Marìasa, i duas taba' de Mosè, ca Zesu Cristu esti andau a pei' ĩ terra ‘e Zerusalemi nendi Babbu, Fillu e Spiridu Santu ame’. 

- Paràula manna mi ‘nd’as’a nãi tréighi 
- Sa de tréighi no e’ de lèi, s’arimigu infernalli s’inch’andi’ de mei. 



Note
- "s’arimigu infernalli" il diavolo 
- "candrobu" deriva dal cat. candelobra  



Ringraziamenti: 
ad Angioletta Melis  per la trascrizione de "Is paraula' mànnasa" così come recitate in dialetto riolese.



venerdì 4 settembre 2015

34° Motoraduno Internazionale d' Eccellenza della Vernaccia - Programma completo



34° MOTORADUNO D'ECCELLENZA DELLA VERNACCIA
Riola Sardo, 11-12 e 13 Settembre 2015
a cura del Moto kart Club Riola


VENERDI 11 SETTEMBRE

Ore 16:00 Apertura iscrizioni presso i giardini pubblici
Ore 17:00 Chiusura iscrizione e partenza per un giro turistico nel Sinis (Riola, Nurachi, Cabras, S. Giovanni, S. Salvatore, Su cuccuru Mannu, Riola)
Ore 20:00 Rientro a Riola e Cena convenzionata
Ore 21:30 Serata di intrattenimento con “PIERPAOLO THE PRINCE, IN RAFFAELLA CARRÀ SHOW


SABATO 12 SETEMBRE

Ore 10:30 Apertura iscrizioni presso i giardini pubblici;
Ore 11:30 Chiusura iscrizioni e partenza per un giro turistico (Riola, Narbolia, Seneghe,Bonarcado, Santu Lussurgiu, Cuglieri, S.Caterina di Pittinuri, S’Archittu, Torre del Pozzo, Riola);
Ore 13:30 Pranzo convenzionato presso l’agriturismo “Pittinuri” a santa Caterina di Pittinuri;
Ore 17:00 proseguo delle iscrizioni
Ore 18:00 Rientro a Riola;
Ore 19:00 Chiusura iscrizioni
Ore 20:30 Cena a Riola presso i Giardini Pubblici;
Ore 21:00 Serata di Intrattenimento: "ROCK IN RIO-LA" con i LOGRIND, SOFT LOUD, BREAKIN DOWN, DA BROKENBARBIE


DOMENICA 13 SETTEMBRE

Ore 10:00 Apertura iscrizioni presso i Giardini Pubblici;
Ore 12:15 Chiusura iscrizioni e partenza per un giro turistico (Riola, Baratili, Zeddiani, San Vero Milis, Tramatza, Milis, Narbolia, Torre del Pozzo, Riola);
Ore 13:30 Pranzo convenzionato presso il ristorante “La Capanna” in Torre del Pozzo e a seguire premiazioni dei partecipanti;
Ore 16:00 Estrazione della sottoscrizione a premi e saluto dei partecipanti.


Locandina - programma della manifestazione
Locandina concerto Rock in Rio-La

giovedì 20 agosto 2015

Cartolina di un prigioniero di guerra riolese

Questa è la storia di una cartolina scritta nel 1944 da un riolese - prigioniero di guerra durante la seconda guerra mondiale - al proprio fratello. 
Una cartolina postale partita da un campo di prigionia in Kenya, conservata gelosamente per oltre settanta anni.
La missiva in particolare fu scritta da Giacinto Sulas (prigioniero degli Inglesi a seguito della sconfitta dell’Esercito Italiano in Africa Orientale) al fratello Benedetto, per informarlo di un importante cambiamento nella vita del campo di prigionia.
Questo il testo:

Kenya, li 29-05-44
Caro Benedetto – ho il piacere di comunicarti che a partire dal primo giugno del corrente anno i prigionieri di guerra, che si trovano nell’Africa orientale inglese, non saranno più considerati come prigionieri, ma bensì come amici coobelligeranti, e quindi avremo un trattamento migliore. 
Ho ricevuto la tua lettera. Ti contraccambio i saluti. 
Tuo fratello Giacinto


Cartolina originale (clicca sulle foto per ingrandire)


Giacinto Sulas, dopo un lungo periodo trascorso in Africa, fu trasferito in Inghilterra, dove rimase prigioniero degli Inglesi ancora per alcuni anni (fino al 1947-48).

I fratelli Giacinto e Benedetto erano rispettivamente il padre e lo zio di Benedetto Sulas.


mercoledì 19 agosto 2015

Controversia tra parroci all'inizio del ‘900: "PREI SECHI E IL SACERDOTE CARIA"

Il Comm.re Virginio Sias, in un capitolo del libro “Memorie di Riola, Baratili e Nurachi” offre una panoramica sulle vicende del Clero riolese a partire dall’ultimo scorcio dell’800 fino "ai giorni d’oggi" (il libro è stato pubblicato nel 1986)
L’argomento è, per molti versi difficile e scabroso, ma interessante e meritevole di approfondimento in quanto - come afferma il Sias – "il Clero ha sempre avuto parte di rilievo nella vita di tutti i giorni della nostra popolazione".
Nel capitolo in questione l'Autore propone una cronistoria dei parroci che si sono succeduti a Riola, accompagnata da notizie di fatti e avvenimenti poco noti.
Egli si sofferma sulla lunga controversia che nei primi decenni del secolo scorso ha opposto Giovanni Sechi (Prei Sechi), sacerdote riolese, a Don Salvatore Caria, parroco originario di Nurachi (la controversia peraltro e' stata oggetto di un ricorso al Pontefice Benedetto XV). 
Di entrambi i personaggi ne tratteggia il carattere e l’indole, prendendo decisamente le difese del Sac. Caria, descritto come un uomo semplice e onesto, il quale sarebbe stato ingiustamente accusato e maltrattato.
Ne viene fuori invece un ritratto del sacerdote riolese (Prei Sechi) non proprio edificante: intelligente, colto e di ineccepibili costumi, ma allo stesso tempo ostinato e arrogante, dal temperamento ribelle, insofferente a qualsiasi disciplina gerarchica.
Si deve rilevare che l'Autore, tuttavia, non fa alcun riferimento all'importanza dell'attività svolta dal parroco riolese sul piano culturale.
Prei Sèchi infatti fu particolarmente attivo nella ricerca e nello studio degli antichi inni sacri della Sardegna ( "gosos" o “còzusu” in riolese), di cui pubblicò un'ottima raccolta (in proposito si veda il post:  "Is Còzusu di Prei Sechi" (clicca) ).

Di seguito si riportano alcuni stralci del libro del Comm.re  Virginio Sias sulle vicende del Sac. Caria e di Prei Sèchi:


Sac. Giovanni Sechi (1869-1946)

**********

Novembre 1908; è Parroco a Riola il Sacerdote Salvatore Caria, originario di Nurachi. Di questo parroco, esemplare per dirittura morale parleremo a lungo, poiché vi è da dire molto. 
La semplicità, la sua sentita missione evangelica, pur non osservando in maniera ortodossa le pratiche di un rituale che forse la sua modesta cultura non gli consentiva di penetrare nell’essenza – cosa di cui gli avversari gli faranno carico – la condotta integerrima, la sobrietà della vita, l’amore sviscerato per i poveri, ne fanno un sacerdote modello.
…….
Dissentiamo pertanto in tutta coscienza da quanto il Sac. Giovanni Sechi espose a suo carico nel Ricorso a S.S. Benedetto Papa XV contro il rev. Salvatore Caria Parroco di Riola nonché contro la immeritata difesa fattane dall’Arcivescovo di Oristano S.E. Mons. E. Piovella, Tipografia fratelli Garau, Guspini 1919.
In detto libello di 50 pagine, rarissimo, che ho potuto consultare presso un archivio privato romano, il Rev. Sechi, con bontà tutta sua, lancia pesanti accuse contro il Parroco rev. Caria, non risparmiando neppure invettive all’indirizzo del Vescovo Mons. Piovella e del Vicario Generale Carta.
Gli addebiti che il rev. Sechi rivolge al rev. Caria sono di una gravità inaudita: 
ignoranza e inosservanza delle leggi liturgiche, affettata balbuzienza”, tanto da autorizzare a “ritenere che il sacrificio della Messa celebrata dal rev. Caria sia nullo”.
Gli attribuisce ancora eresie, quali quella di credere nella nessuna utilità della preghiera, e che le messe celebrate in suffragio delle anime dei trapassati non apporta loro nessun profitto, che il denaro impiegato dai fedeli a questo scopo è meglio che se lo mangino essi, perché dandolo a questo scopo a preti sazi è denaro perduto
E altre negligenze in cui sarebbe incorso, ad esempio di non ritirare la chiave del tabernacolo della S.S. Eucarestia, tanto che accadde che un ragazzo nell’ottobre 1917 aprì il tabernacolo e si mangiò le ostie consacrate. Ha inettitudine a compiere una funzione religiosa anche la più semplice, quale quella di recitare il Rosario col popolo”.
Il povero parroco non rimase indenne di censura neppure nella sua vita privata da parte dell’ostinato Sac. Sechi, che insiste ancora:
E’ sordido davvero… con la indecente pratica di buttare ogni mattina il contenuto del suo vaso da notte dalla finestra nella via pubblica, col pericolo spesso di lordare i transitanti”. E ancora:
“nella notte del 10 aprile 1916 invece di alloggiare in casa sua il Missionario per l’emigrazione Bottacci, lo avvio all’unica osteria esistente nel paese!....
Pur rendendomi conto che mi sto avventurando su un campo minato, è doveroso pur a distanza di tanto tempo tentarne la difesa o fornire chiarimenti su alcune delle principali accuse formulate contro il rev. Caria apparse sul libello che ho indicato, che con tutta probabilità negli ambienti curiali non ebbe alcuna degnazione.



Il parroco Caria era un poveruomo, riferito ben inteso alle sue qualità certamente non eccelse circa la preparazione sacerdotale, cultura, modesta intelligenza; era però – è quel che più conta – un santuomo, inteso non in senso canonico ma come può essere giudicato dall’uomo della strada, per la sua semplicità, onestà, integrità di costumi, per l’amore per le classi misere, per le elemosine che elargiva ai bisognosi.
E’ falso e blasfemo affermare che egli “riteneva le preghiere di nessuna utilità e che le messe in suffragio delle anime dei defunti erano inutili”.
La verità è ben diversa. Quando si recava da lui un bracciante o uno straccione – che a quei tempi potevano andare sottobraccio – per fare celebrare una messa in suffragio dei loro cari, il rev. Caria non aveva coraggio di sottrarre a quel derelitto i pochi spiccioli che appena bastavano per il pane dei propri figli e cosi gli diceva: Vai pure che il denaro della messa è meglio che lo mangiate anziché darlo ai preti. Pregherò io per i tuoi defunti. Sic!
Il Vescovo informato avrebbe risposto:Se perde queste offerte peggio per lui, e saggiamente non prese alcun provvedimento nei suoi riguardi.
Il rev. Caria fu rigido custode della morale e verso i suoi vice Parroci – purtroppo non ascoltato – non risparmiò il suo biasimo e gli ammonimenti, esortandoli a tenere una corretta e austera condotta come si addice ad un ministro di Dio. Egli ne era un fulgido esempio.
……
Il rev. Sechi, l’autore del Ricorso, fu vice Parroco a Riola dal 1° gennaio al 30 ottobre 1913 e sarebbe stato indubbiamente di valido ausilio al Parroco se fra i due non vi fosse stata una inconciliabile diversità di carattere. 
Il rev. Caria semplice, fatto alla buona, onesto, caritatevole; il Sechi anch’egli di ineccepibili costumi, probo, intelligente, ma nevrastenico e arrogante. Non conosceva il senso della misura e ignorava il rispetto dovuto al Parroco, al Vicario Generale ed all’Arcivescovo.
Nei loro confronti non esitava a assumere atteggiamenti provocatori e sprezzanti con frasi irriguardose, oltre il limite dell’ingiuria e della diffamazione come ad esempio il vergognoso atteggiamento dell’Arcivescovo, Parroco delinquente, servirsi di mezzi illeciti, esaltata fantasia del Vicario Generale, ecc.
Il carattere insopportabile, la grinta indisponente valsero al rev. Sechi quindici anni di peregrinazioni nelle sedi più disparate e male accette, dalle quali però riusciva sempre a farsi trasferire per motivi di salute veri o presunti.
Il rev. Sechi però non demorde e persiste nella sua campagna ostile verso i Parroci coi quali viene a contatto, sacerdoti in genere e verso le superiori autorità ecclesiastiche. Il suo temperamento ribelle, insofferente di qualsiasi disciplina gerarchica, lo spinge ad una critica spietata su tutto e contro tutti. Ha presunzione di superiorità .
La cura e la perseveranza da lui posta in ricerche genealogiche complesse e difficili, che affondavano radici in epoche lontanissime, proprie da certosino, al fine di riscattare beni perduti per la Chiesa, l’intelligenza che non gli faceva difetto, una sufficiente cultura anche storica non gli valsero a dominare i suoi istinti di predominio e di insofferenza.
Poiché per abbracciare la carriera ecclesiastica da lui prescelta era indispensabile il patrimonio che egli non poteva disporre perché di famiglia povera e nullatenente, mio padre a suo tempo gli venne incontro cedendogli con atto pubblico un esteso vigneto (Prunis) e parte di uno stabile, che il rev. Sechi si affrettò però a restituirgli appena consacrato sacerdote.
Il rev. Sechi successivamente ottenutone il permesso si iscrisse al Corso Magistrale di Oristano conseguendo il Diploma di Maestro elementare il 25/09/1916 e ottenendo quindi la licenza all’insegnamento prima a Mogoro poi a Riola. Dopo ulteriori lagnanze da parte di Parroci, Vice Parroci e di un Arciprete, l’Arcivescovo perse la pazienza e sospese il rev. Sechi a divinis il 25/10/1918.
Richiestone il Sechi il motivo, cosi gli rispose Mons. Piovella: Per l’odio che tu mantieni da tanti anni con il rev. Caria non posso io permettere che un Sacerdote celebri la S. Messa in tale stato di peccato mortale.



Tratto dal libro “Memorie di Riola Baratili Nurachi” di Virginio Sias (ed. S'Alvure 1986)


martedì 28 luglio 2015

SCOMPARE TZIA MARIEDDA, ULTRACENTENARIA RIOLESE


Tzia Mariedda

E’ venuta a mancare recentemente (pochi giorni prima della festa di Sant’Anna) Tzia Mariedda (Maria Elena Sardu), la persona più anziana di Riola, che aveva appena compiuto la bellezza di 105 anni.
Tzia Mariedda era nata nel lontano 1910 a Masua, nell’Iglesiente, ma risiedeva a Riola da tempo immemore poiché sposata al riolese Giuseppe Vidili da cui ha avuto quattro figli.
Per molti anni Tzia Mariedda ha gestito un piccolo negozio di generi alimentari in via Principe Amedeo (dov’era la sua abitazione) ed era benvoluta dai riolesi per la disponibilità e il carattere socievole. 
Nel corso degli ultimi anni sono state diverse le persone che hanno superato i cento anni, a dimostrazione che vivere a Riola, evidentemente, fa bene e allunga la vita. Nessuno però, finora, aveva raggiunto i 105 anni come Lei.
A Tzia Mariedda, oggi più che mai,  vanno il ricordo e l'affetto dei riolesi.


g.l.